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La nuova produzione del Progetto Opera Studio dei Teatri di Pisa, Livorno e Lucca (cui quest’anno si è unita anche la prestigiosa Opera Royal de Wallonie di Liegi) che andrà in scena martedì 5 febbraio ore 20.30 (recita in abbonamento nella Stagione dei Concerti della Scuola Normale) e mercoledì 6 febbraio ore 20.30 è Paride ed Elenadi Gluck, capolavoro assai raro e di grande valore musicale e storico: è infatti l’ultimo tassello del trittico, comprendente anche Orfeo ed Euridice e Alceste, che Gluck realizzò in collaborazione con il librettista livornese Ranieri de’ Calzabigi e che, come è noto, segnò una svolta decisiva nella vicenda del teatro musicale settecentesco. Per conoscere meglio il lavoro svolto in questa nuova produzione, incontriamo il Coordinatore del Progetto CittàLirica Opera Studio Claudio Proietti, il regista, Andrea Cigni, e lo scenografo, Lorenzo Cutùli . Il progetto Opera Studio, trova con quest’ultima produzione, Paride ed Elena di W. Gluck un nuovo partner nel Opera Royal de Wallonie di Liegi… Fin dalla sua nascita, nel 2001, il Progetto Opera Studio dei tre Teatri di tradizione della Toscana (Livorno, Lucca e Pisa) ha compiuto alcune scelte fondamentali: fra queste c’erano l’opzione per titoli non di grande repertorio ma di assoluto valore musicale, per opere di forte impegno teatrale che richiedessero ai nostri giovani cantanti il totale coinvolgimento scenico oltre che vocale, per tempi di lavoro molto prolungati tali da consentire la necessaria maturazione artistica ma anche la nascita di ricche e positive dinamiche di gruppo, per l’attivazione di una severa censura al formarsi di qualsiasi gerarchia o privilegio all’interno del medesimo gruppo. Paride ed Elena di Gluck è certamente un lavoro importante sia per il suo significato musicale che per la capacità di proporlo al pubblico attuale. Quali scelte vi hanno guidato verso quest’opera e in che modo l’avete costruita? In base ai criteri con i quali individuiamo i nostri titoli, Paride ed Elena costituisce un esempio perfetto. Ci siamo ovviamente posti, insieme al regista e al direttore d’orchestra, il problema di come indirizzarlo al pubblico togliendogli qualsiasi patina di “reperto” che la sua rarità poteva suggerire. Ne sono derivate delle scelte che credo Andrea Cigni illustrerà meglio di me. Andrea Cigni, un'opera "difficile" i cui contenuti sono certamente attuali: come ha affrontato il testo e come ha lavorato con i cantanti? Sicuramente Paride ed Elena non è un titolo semplice, per molti motivi. Sia per la ricchezza della parte musicale, ma specialmente perché l'esilità della trama da svilupparsi in ben 5 atti pone una necessaria attenzione verso quelle che sono modalità drammaturgiche e teatrali 'pure'. E dunque affrontare il testo ed i contenuti, oltre che i temi, dell'opera e del mito, per me ha significato addentrarmi in modalità espressive ed interpretative forti. Ho trovato nel testo una grande vis comica, brillante, a dispetto di una apparente aridità di intreccio e così ho mosso i miei passi, dirigendo l'attenzione sulle caratteristiche dei vari personaggi, rendendoli umani e veri e non mitologici e fantasiosi. L'ambientazione poi non è certamente quella della Grecia classica ma di un non luogo e un non tempo (anche se in un contesto primi Novecento), per cui lo svolgersi dell'azione è sostenuto da più ampie modalità espressive offerte da questa scelta temporale (l'uso di strumenti di attrezzeria particolari, dalla macchina fotografica, ad una pistola, al grammofono...). I temi del mito, in effetti, non sono certamente collocabili nel solo periodo a cui questa storia fa riferimento, ma sono temi e contenuti che andavano bene sia alla fine del Settecento (epoca in cui quest'opera è stata composta e rappresentata) che in qualsiasi periodo si voglia trasporla. Sono temi e contenuti universali: la seduzione, la sensualità, la sessualità (intesa nel senso più fresco di scoperta della propria sessualità da parte di giovani uomini e donne), il gioco amoroso del corteggiamento... Ovviamente l'aspetto brillante della vicenda si intreccia con quello sentimentale e con quello più 'fantastico' della presenza di apparenti esseri umani (Amore/Erasto) dalle qualità 'divine'. E' stato comunque divertente e molto impegnativo ricercare in breve tempo quelle che secondo me erano, tra le varie sfaccettature che ad uno studio approfondito venivano fuori dai personaggi e dalla storia, le qualità e le caratteristiche da mettere in evidenza (ad esempio, la freschezza, l'ingenuità, il rigore , la fragilità ma al tempo stesso la forza del personaggio di Elena, o l'astuzia e l'intelligenza di Amore/Erasto...). Come si è relazionato con i giovani interpreti? Quali esperienza sono emerse nel corso di questa produzione? Con i cantanti ho seguito dunque queste linee, suggerire a loro una ricerca approfondita sul carattere del personaggio, non tanto nella forma di un gesto esteriore, ma nell'essenza di una interiorità, nella verità di sensazioni, sentimenti, passioni, più che qualcosa che avrebbe potuto essere solo un cliché. Per alcuni è la prima esperienza in palcoscenico, e dunque la sfida è stata più grande, ma anche le strutture da abbattere sono state forse minori, più fragili, perché sono sicuramente più malleabili e affabili rispetto a cantanti in carriera. I ragazzi mi hanno seguito, si sono messi in gioco, si sono messi in discussione, cercando di abbandonare la loro indole spesso per favorirne una magari totalmente diversa, opposta. E poi ho cercato di fare gruppo: solisti, ensemble corale, corpo di ballo. Sono uniti, sono insieme, si sostengono, si aiutano, si correggono, si controllano, ciascuno portando la propria esperienza, la propria ricchezza umana, la propria voglia di fare. Siamo partiti dal corpo, dal centro del corpo, e poi con la memoria emotiva siamo arrivati ad esternare i sentimenti veri, o almeno quelli che i ragazzi sentono come veri. Certo è un lavoro costantemente in progress ed ogni giorno tutti crescono sempre un po'. Lorenzo Cutùli, di fronte ad opere come queste si propone sempre il problema dell'allestimento scenico: fedele al libretto e alla tradizione, o innovativo e anticonvenzionale? Lei quali scelta ha fatto e perché? L'idea iniziale dell'allestimento, immaginata in accordo con il regista, è stata quella di ambientare l'azione scenica in uno spazio teatrale che rappresentasse un non luogo, un grande contenitore scenografico, che potesse modificarsi "a vista pubblico", da intimo a grande spazio, mantenendo un senso evocativo che si potesse comunque inserire in una visione poetica prettamente neo-barocca. Sviluppando tale concetto ed approfondendo il contenuto drammaturgico del libretto e della storia raccontata, successivamente abbiamo mantenuto un aspetto visivo-scenografico evocativo, molto geometrico, con predominanaza del colore bianco, che potesse riflettersi anche nei costumi da me sempre realizzati. Il contenitore scenico è stato poi tramutato in una sorta di salone-stanza, specchiante, con possibilità di allargare gli orizzonti a spazi più dilatati e spostando l'azione ad un periodo storico preciso che potesse aiutare lo svolgimento drammaturgico e cioè il 1900/1915, questo per aiutare lo spettatore a comprendere e ad identificare al meglio simboli e personaggi rappresentati..
Stefano Mecenate |
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