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           TEATRO REGIO DI PARMA - FESTIVAL VERDI 2007, di Stefano Mecenate

 

 

SPETTACOLI, CONCERTI E MOSTRE DI GRANDE QUALITA’

UNA TRAVIATA DA FAVOLA CONQUISTA IL PUBBLICO DEL REGIO

Grande l’impegno profuso dal Teatro Regio di Parma per questo Festival Verdi 2007 che si è presentato con credenziali di tutto rispetto per essere riconosciuto come un’operazione di qualità e non solo una kermesse folcloristica. Traviata, Oberto conte di San Bonifacio, Luisa Miller, ma anche la Messa da Requiem sono stati gli appuntamenti principali di questo mese verdiano, che ha visto però anche i concerti di Leo Nucci che festeggia i 40 anni di carriera, e di Georges Pretre e Daniele Gatti che hanno proposto due prestigiose ricognizioni nel repertorio romantico con l’Orchestra National dell’Operà di Parigi e la Filarmonica della Scala. Infine una breve ma significativa presenza di un’opera contemporanea, con Il tempo sospeso nel volo di Nicola Sani, in prima rappresentazione assoluta.
Non sono mancati eventi collaterali che hanno coinvolto diversi luoghi della città: ogni domenica una prestigiosa banda militare ha offerto un applauditissimo concerto dedicato al grande Maestro di Busseto; e poi libri, da Eroine tragiche..ma non troppo realizzato dall’Istituto nazionale di studi verdini, a Verdi filarmonico e Maestro dei filarmonici bussetani di Disno Rizzi; e cucina in onore di un Verdi raffinato gourmet, con una tavola imbandita nel ridotto del teatro Regio che ripropone sapori e piatti tratti dal ricettario della cuoca di Verdi. Infine le mostre: quella fotografica di Graziella Vigo, Otello amore passione tradimento morte, nei portici del Grano del Municipio della città; quella documentaria promossa dall’Istituzione Biblioteche del Comune di Parma “Nel mondo nuovo:Parma da Verdi a Vittorio Veneto (1900-1918)”, ubicata a Palazzo Pigorini e quella realizzata nelle sue sale dall’Istituzione Casa della Musica, dedicata alle celebrazioni indette per il centenario della nascita di Verdi “1913 il primo festival verdiano. Il centenario della nascita di Verdi a Parma e Busseto: documenti, immagini, musiche”.
Il tutto partecipato dall’intera città nei cui negozi sono orgogliosamente esposte le locandine del Festival ma anche costumi di scene e grandi foto di allestimenti delle opere realizzate dal teatro parmense.
Credo che l’atmosfera che ha sorretto questo grande sforzo, non solo economico, sia stata davvero speciale e che, a differenza di altre analoghe esperienze abbia saputo coinvolgere il pubblico locale e quello proveniente da ogni parte d’Italia ma anche da altri Paesi che hanno sentito davvero il desiderio di ricordare l’indimenticabile “Vecchio” creando e inventando quante più iniziative possibili per raggiungere tutte le fasce d’età e tutti i gusti del pubblico.
Personalmente ho avuto l’opportunità di seguire la replica del 21 ottobre della Traviata: un’esperienza assolutamente indimenticabile e non tanto per le voci, che pure sono risultate di tutto rispetto, ma per quell’aria che c’era nel teatro in una pomeridiana ben lontana dalla prima. Tanta gente, tantissima, a riempire quell’elegante salotto che è il Regio di Parma, e viva, vivace, capace di entusiasmarsi e di emozionarsi, di gridare o di restare in assoluto silenzio. Un teatro vero, senza ipocrisie, che è restato, come me, rapito da quella incredibile scenografia come non siamo abituati a vedere in teatri ancor più importanti. E’ un allestimento davvero curato e importante quello che Karl-Ernest Herrmann hanno realizzato, e altrettanto dicasi dei costumi, ricchi e curati, appropriati e “sciccosi” senza mai essere eccessivi.
E una ottima regia quella che Karl-Ernest e Ursel Herrmann hanno pensato per quest’opera che, credo, sia tra le più famose e cantate nel mondo tra quelle scritte da Verdi. Una regia che fa “parlare” i protagonisti oltre che cantare, che fa vivere l’esperienza teatrale dell’opera  così come dovrebbe essere per il melodramma. Una regia che cerca di curare i particolari, e in gran parte ci riesce, sapendo che i particolari diventano importanti nell’economia di una rappresentazione.
Impressionante il Coro del teatro Regio di Parma, presente e omogeneo, potente ed efficace; davvero uno spettacolo nello spettacolo che da gioia a chi è avvezzo a “sopportare” pressappochismo e imprecisione nella voce come nei movimenti. Qualche perplessità sulla direzione del M° Donato Renzetti che pure disponeva di una orchestra, quella del Regio, preparata e sensibile.
Grande la prova di Vladimir Stoyanov, Giorgio Germont: una voce potente e ben tenuta durante l’intera opera, una presenza scenica sicura e convincente, una sensibilità artistica davvero eccellente. Discontinua ma appassionata e quindi capace di trovare l’applauso del pubblico, Svetla Vassilieva, una Violetta che racconta con passione e credibilità la propria vicenda e trascina il pubblico con lei sul palco, nei momenti di gioia come in quelli della sofferenza e della solitudine.
Allo stesso modo, applauditissimo, Massimo Giordano, Alfredo Germont capace di momenti di grande suggestione accanto ad altri nei quali sembra non trovare sempre la misura migliore. Un bravo anche a tutti gli altri interpreti che hanno dato vita ad uno spettacolo che vorremmo vedere più spesso, capace di farci sognare come probabilmente hanno sognato, seduti negli stessi palchi, gli spettatori che si sono succeduti nel corso di questi decenni dal giorno della prima in quel lontano gennaio del 1855 quando ancora si chiamava “Violetta”

 

Stefano Mecenate


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