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           LUCCA – TEATRO DEL GIGLIO , di Stefano Mecenate

 


TRIONFO PER IL TRITTICO DI GIACOMO PUCCINI

CON LA REGIA DI CRISTINA PEZZOLI

OVAZIONE PER LA SOPRANO AMARILLI NIZZAi

Due donne hanno saputo positivamente alterare quel tradizionale senso della misura che contraddistingue il pubblico del teatro del Giglio di Lucca: l’atteso Trittico di Giacomo Puccini ha visto infatti applauditissime le indiscusse protagoniste della serata, la soprano Amarilli Nizza e la regista Cristina Pezzoli.
In un teatro da tutto esaurito, questo rarissimo Trittico finalmente presentato in modo unitario, ha trovato il consenso unanime degli spettatori: del resto la felice concomitanza di scenografie eleganti e significative, realizzate da Giacomo Andrico, dei costumi, pertinenti e estremamente raffinati nella cura dei particolari opera di Gianluca Falaschi, una regia da gran spettacolo di prosa di Crstina Pezzoli, nella quale i dettagli dei comprimari erano curati come quelli dei protagonisti, e voci del calibro della Nizza o di Cecconi, non possono che dar vita ad uno spettacolo degno del teatro lucchese e dei festeggiamenti che la sua città natale ha voluto organizzare per il suo “diletto e controverso figlio” Giacomo Puccini.
Tre opere totalmente diverse tra loro per ambientazione, periodo storico, epilogo, eppure tre momenti nei quali un sottile ma tenace filo conduttore lega il pensiero dello spettatore a quella più facile equazione peccato/espiazione ma anche al più generico e complesso chiedersi del senso della vita.
Molto bella la scena del Tabarro “chiusa” sotto quel ponte come l’ineludibile destino dei suoi personaggi: ogni particolare era funzionale a far vivere quel dramma scuro e penoso che la Pezzoli ha saputo sapientemente tenere in equilibrio sottraendolo al facile gioco della banalizzazione.
Di Amarilli Nizza abbiamo già detto: la sua Giorgetta è stata passionale e appassionata riempiendo la scena e il cuore del pubblico con la sua voce e la sua recitazione.Grande presenza scenica e ottima interpretazione per David Cecconi, Michele, e grande performance per Annamaria Chiuri, una Frugola da film; complessivamente buona la prova di Rubens Pellizzari, Luigi, e con lui delle altre voci: Saverio Bambi, il Tinca, e Alessandro Spina, il Talpa.
Inquietante e drammatica in quel candore che segnava più l’incubo che la pace claustrale, la scena di Suor Angelica; siamo stati quasi “disturbati” dai movimenti delle scene che mutavano opportunamente l’ambientazione, tanto emozionalmente eravamo presi da quei labirintici, algidi squarci di scale e porte nei quali si muovevano quelle suore, donne costrette a perdere la propria identità sotto quegli abiti spersonalizzanti.
Ancora una volta tripudio per  Amarilli Nizza, una quasi perfetta Suor Angelica, e pioggia di applausi per le altri interpreti a partire da Annamaria Chiuri che ha interpretato in modo eccellente il difficile personaggio della Zia Principessa, per poi continuare con tutti gli altri: Elena Fortunati, la badessa, Paola Leveroni, Suora Zelatrice, Patarina Nikolic, Maestra delle novizie e via via l’intero cast.
Dopo gli equilibri delle due opere precedenti, “gran finale col botto” per un Gianni Schicchi che assomigliava molto, per l’accentuata caratterizzazione dei personaggi, ad Alice nel Paese delle meraviglie. Delle tre, forse questa è stata la meno riuscita, o meglio quella nella quale il desiderio di scavo all’interno dell’opera ha lasciato il posto ad un diverissment caricaturale che è scivolato talvolta nel grottesco. Meno incisivo rispetto al personaggio di Michele il Gianni Schicchi di David Cecconi, mentre la “piccola” Lauretta, Doriana Milazzo, ha conquistato un applauso col suo malizioso e delicato “O mio babbino caro”; applausi meritati al  tenore Andrea Giovannini, Rinuccio, e a tutti gli altri interpreti del cast.
La direzione del Maestro Aldo Sisillo è stata attenta e accurata e buona è stata la risposta dell’Orchestra per la Lirica Toscana.

Stefano Mecenate


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